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Dea - Il teatro degli orrori

Oggi abbiamo scelto una band unica nel panorama musicale italiano e non. Il nome teatro degli orrori si ispira al "Teatro della crudeltà" di Antonin Artaud.
Crudeltà non è intesa come sadismo ma come volontà di liberazione di fronte ai testi teatrali. Artaud vuole un teatro integrale, che fonda gesto, movimento, luce e parole e i testi del Teatro degli orrori vogliono lo stesso, una musica che vada al di là della sola forma artistica della canzone in sé.
Proprio in favore dell'espressione la band ha deciso di cantare in italiano. Il cantante Pierpaolo Capovilla è il frontman anche di un'altra band in cui invece i testi sono in inglese, i One Dimensional Man. Ed è lui stesso a dichiarare in un'intervista sulla scelta dell'italiano per il Teatro degli orrori: "il canto in inglese sottrae qualcosa in termini di comunicazione, è un po’ una finzione e spesso pure un alibi per chi a livello di testi ha poco da esprimere".
Abbiamo scelto un pezzo dell'album "A Sangue Freddo", una raccolta eclettica sia musicalmente sia culturalmente. Il titolo stesso è dedicato a Ken Saro Wiwa, poeta ed attivista nigeriano che ha dedicato la propria vita alla difesa dell’ambiente e dei diritti della propria etnia, gli Ogoni, fino alla condanna a morte nel 1995. All'interno di A sangue freddo si passa dalle melodie dolci di "Io ti aspetto" ai ritmi rock e veloci di "Due". C'è poi "Padre Nostro" che sì, è esattamente una reinterpretazione della preghiera. Noi abbiamo scelto "Majakovskij". In questo pezzo la band reinterpreta una poesia del poeta russo Vladimir Vladimirovič Majakovskij: "All'amato me stesso". Pierpaolo Capovilla con il suo tono unico, più che cantare questo pezzo sembra quasi reinterpretare e citare la recitazione di un grande attore italiano, Carmelo Bene.

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